Quentin Tarantino presenta Hostel

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Quentin Tarantino presenta Hostel

Quentin Tarantino presenta Hostel, secondo film del regista e sceneggiatore Eli Roth dopo Cabin Fever del 2002. Più raccapricciante del lungometraggio di esordio, Hostel è un pot pourri di aspetti atroci della natura umana e del mondo in generale, ispirato a numerose storieincredibili- ma-vere su traffici umani, crimini internazionali e turismo sessuale. Implacabilmente vivido e profondamente inquietante, il film sconvolgerà persino gli appassionati più fedeli del genere horror. Hostel racconta la storia di due avventurosi ragazzi americani, compagni di college, Paxton e Josh, che zaino in spalla esplorano l’Europa, desiderosi di collezionare ricordi di viaggio, insieme al nuovo amico Oli, un islandese incontrato lungo la strada. Ma Paxton e Josh vengono infine attirati dal compagno di viaggio in quello che è descritto come un nirvana per americani avventurosi – un insolito ostello della gioventù di una sperduta città slovacca, popolato da donne dell’Est europeo tanto pericolose quanto incantevoli.

I due amici arrivano e stringono facilmente amicizia con le bellezze esotiche Natalya e Svetlana. Fin troppo facilmente, infatti… Distratti inizialmente dalle gioie del piacere, i due americani si trovano ben presto invischiati in una situazione sempre più minacciosa, che scopriranno – se riusciranno a uscirne vivi – tanto complessa e profonda quanto il più oscuro e disgustoso recesso della natura umana. Lo sceneggiatore/regista Eli Roth è sempre alla ricerca di nuovi modi per spaventare il pubblico; ma a differenza di molti autori del genere horror, Roth sa che le storie vere e ciò che rivelano degli angoli più oscuri della natura umana sono spesso molto più spaventose dei terribili mostri. Con il suo lungometraggio d’esordio, Cabin Fever, Roth ha trasformato i titoli dei giornali su un virus letale che divorava la carne in un orribile bagno di sangue consumato fra un gruppo di ragazzi in vacanza. Ora con Hostel della Lions Gate Films, Roth trae nuovamente ispirazione da eventi reali, questa volta con esiti ancora più inquietanti. Roth ha pensato per la prima volta a Hostel nel corso di una conversazione notturna con il suo amico Harry Knowles, il web-master di Aintitcoolnews.com. “Chiacchieravamo delle cose più disgustose che si possono trovare su Internet” ricorda Roth. “Quelle cose che oltrepassano la normale brutalità di incidenti con lo skateboard o delle due giapponesi che vomitano una nella bocca dell’altra in una vasca da bagno.” Knowles affermò di essersi imbattuto in qualcosa di talmente terribile da non riuscire neanche a confessarlo a Roth, il che rendeva il regista ancora più curioso. Infine, Knowles inoltrò a Roth il sito web in questione e ciò che Roth scoprì lo impressionò molto di più di quanto avrebbe mai immaginato: da qualche parte in Tailandia esisteva un commercio che faceva affari sfruttando il brivido umano dell’assassinio. Dietro compenso di 10.000 dollari, chiunque aveva la possibilità di essere accompagnato in una stanza, di imbracciare un fucile carico e avere a disposizione un altro essere umano da uccidere. “L’idea mi diede immediatamente la nausea” ricorda Roth. “Ma allo stesso tempo era vera. La gente ha un gusto morboso e crudele. Non vi è limite a ciò che ha voglia di fare a qualcun altro per il proprio piacere e questa è la cosa più terribile, ciò che mi colpisce più di tutto”. Secondo il sito web, questa pratica era perfettamente legale in Tailandia perché le vittime partecipavano volontariamente. Si trattava di disperati, poveri in canna, i cui familiari morivano di fame. Sacrificandosi, procuravano ai loro cari il denaro necessario per sopravvivere. “Il sito web presentava il tutto come se i futuri killer fossero dei benefattori, come se rendessero un servizio alle vittime con la loro bizzarra assicurazione sulla vita” continua Roth.

Roth era così scosso dalla sua scoperta che iniziò subito a lavorare a un documentario su questo soggetto; ma presto cominciò anche a interrogarsi sui possibili pericoli di rivelare la verità. “Se effettivamente dovessi scoprire qualcuno legato a questa organizzazione, che si arricchisce con omicidi di questo tipo, perché dovrebbe pensarci due volte prima di farmi fuori?” pensò Roth. Incerto su come procedere in maniera sicura, Roth mise da parte l’idea. Nel frattempo, il suo lungometraggio d’esordio, Cabin Fever, era stato distribuito nelle sale cinematografiche e si era rivelato per la Lions Gate Films il film di maggiore incasso del 2003 con entrate complessive di oltre 100 milioni di dollari in tutto il mondo. Per Roth ebbe inizio un periodo di fitti incontri a Hollywood, nel corso dei quali conobbe Mike Fleiss e Chris Briggs, i produttori del rifacimento di ‘Non aprite quella porta’ (The Texas Chainsaw Massacre). Fleiss e Briggs pensavano a un film horror chiamato Hostel che avesse come argomento la storia di alcuni ragazzi che, zaino in spalla, vanno alla scoperta dell’Europa centrale. “Negli anni del college ho fatto un sacco di questi viaggi, e come me anche Chris e Mike, e ci piaceva molto poter collocare un film horror in un ambiente che non vedevamo più dai tempi di ‘Un lupo mannaro americano a Londra’ (An American Werewolf in London), afferma Roth. “Ma, a parte il titolo e l’ambientazione nessuno di noi aveva una vera idea del contenuto del film”. L’idea di Hostel rimase in sospeso per due anni, finché un pomeriggio Roth ebbe un’illuminazione: perché Hostel non poteva essere un film sul commercio dell’assassinio per profitto in Tailandia? Roth pensò quindi di cambiare l’ambientazione della storia portandola in Slovacchia, un luogo abbastanza vicino agli usuali itinerari europei di Parigi, Amsterdam e Spagna, ma allo stesso tempo situato al confine di molti viaggi. Immaginò quindi due innocenti ragazzi americani, vittime di un’organizzazione scellerata di torture e assassini. E improvvisamente capì di avere una storia da raccontare. Al tempo di questa svolta, Roth era impegnato a decidere fra diversi progetti da dirigere come seguito del suo Cabin Fever. Incerto sul da farsi, avvicinò l’amico Quentin Tarantino per un consiglio e finì per decidere di riprendere in mano il progetto di Hostel. Da quel che si dice Tarantino ne fu “pazzamente entusiasta”. Racconta Roth “Quentin è un ragazzo vivace, ma io non l’avevo mai visto così eccitato. Continuava a dire “Per la miseria, questa la devi proprio scrivere!” “È l’idea maledettamente più spaventosa che abbia sentito per un film horror da molti anni a questa parte! Dimentica qualsiasi altro progetto – e comincia a scrivere questo film ADESSO”. Ispirato dall’entusiasmo di Tarantino, Roth staccò il telefono, bloccò la posta elettronica, si chiuse nel suo ufficio e iniziò a buttare giù furiosamente la storia. “Potevo chiamare Quentin ogni volta che mi bloccavo in un punto della storia e lui mi aiutava rassicurandomi che ero sulla strada giusta o tirandomi fuori dall’intoppo”, ricorda Roth. “Era davvero incredibile avere una cassa di risonanza come lui. Sono riuscito a scrivere quasi 20 pagine al giorno. Non riuscivo a fermarmi”.

Tre settimane dopo la conversazione con Tarantino, Roth mostrava una bozza completa a Boaz Yakin e Scott Spiegel, i partner di Roth nella compagnia di produzione di film horror, Raw Nerve. “Boaz e Scott erano incredibilmente entusiasti del progetto e con le loro idee hanno dato un grande contributo alla storia”, aggiunge Roth. “Dopo aver ricercato per mesi un progetto da portare avanti insieme, sapevamo di averlo finalmente trovato”. Roth mostrava quindi la versione rivista della sceneggiatura a Tarantino, che pieno di entusiasmo decideva di fare di Hostel il suo prossimo progetto – “Quentin Tarantino presenta” – e di unirsi immediatamente alla produzione come produttore esecutivo. Dice Tarantino: “Eli ha davvero trovato un modo per spingersi oltre i limiti. Non si è mai vista una cosa simile.” I produttori Mike Fleiss e Chris Briggs hanno poi contribuito con le loro idee alla sceneggiatura di Roth, dando vita alla stesura definitiva ancora più raccapricciante della prima. Elettrizzati dal modo in cui la sceneggiatura si era sviluppata, i produttori lavorarono alacremente e un mese più tardi gli uffici della produzione erano pronti a Praga. Per i ruoli principali di Paxton e Josh, Roth ha ingaggiato gli attori americani Jay Fernandez, noto per la sua interpretazione in Friday Last Night, ‘Squadra 49’ (Ladder 49) e ‘Torque – Circuiti di fuoco’ (Torque), e Derek Richardson ‘Scemo e più scemo’ (Dumb and dumberer). Avendo scritto una sceneggiatura che consentiva agli attori di esprimersi in un inglese non perfetto, Roth poté assegnare i rimanenti ruoli ad attori della Repubblica Ceca (ad eccezione di Eythor Gudjonsson, un attore islandese conosciuto durante la promozione di Cabin Fever). Fra gli attori cechi già noti al pubblico vi è Jan Vlasák, uno dei maggiori interpreti shakespeariani del paese, e Barbara Nedljáková, che ha ottenuto il ruolo principale di Natalya, la stupenda femme fatale. Gli attori cechi erano eccitati all’idea di ricoprire ruoli diversi dalle solite comparse offerte dalle produzioni americane. “La maggioranza dei film americani girati a Praga hanno interpreti americani o inglesi mentre gli attori cechi ottengono solo particine e in genere sono ri-doppiati”, dice Barbara Nedljáková. “Ma con Hostel non era necessario tentare di fare gli americani. Potevamo essere europei e noi stessi. Per questo siamo stati tutti molto felici”. Desiderando che il film fosse autenticamente europeo nella forma e nel contenuto, Roth ha scelto come direttore della fotografia Milan Chadima, di nazionalità ceca. Chadima ha lavorato ultimamente nella seconda unità nel film di Terry Gilliam ‘I fratelli Grimm e l’incantevole strega’ (The Brothers Grimm). Dice Tarantino, “Ho esortato Roth ad assumere un direttore della fotografia europeo perché gli europei vedono le cose diversamente dagli americani, hanno istintivamente una maggiore sensibilità poetica”.

Roth e Chadima hanno collaborato con lo scenografo Franco Carbone, che aveva lavorato con Roth anche in Cabin Fever, creando un’ambientazione divertente e luminosa che evolve lentamente in un universo lugubre e da incubo, dove l’unico colore è il rosso del sangue. La squadra ha scelto accuratamente i toni e la composizione delle scene, derivando il gusto estetico dalle macabre fotografie di Joel Peter Witkin e i cortometraggi dark dei fratelli Quay ambientati a Londra (Street of Crocodiles). Al fine di intensificare l’autenticità visiva della storia, la produzione ha girato esclusivamente in esterni. Durante le riprese durate quaranta giorni, la produzione ha cambiato ambientazione 30 volte, spostandosi dall’esotico Czesky Krumlov del XVI secolo, che rappresenta il villaggio slovacco nel film, al seminterrato di un vecchio e smesso ospedale per malattie mentali costruito nel 1915. Per tutto il processo di lavorazione, Roth sapeva bene che Hostel avrebbe rappresentato un cambio netto rispetto a Cabin Fever. “Non volevo fare un’altra commedia horror”, riferisce il regista. “Volevo che Hostel fosse  un puro film dell’orrore – un film che inizia in modo divertente, ma diventa sempre più cupo, senza tornare mai indietro e senza mai ammiccare al pubblico”. Se la fonte di ispirazione per Cabin Fever sono stati i classici americani dell’orrore degli anni ’70, Hostel si deve piuttosto all’influenza dei registi horror asiatici e sud-coreani. Roth, in realtà, non conosceva molto i giovani maestri asiatici come Hideo Nakata, Park Chan-Wook e Takashi Miike fino a quando non ha iniziato a frequentare i festival cinematografici per la promozione di Cabin Fever. “Potevo vedere tutto un mondo nuovo del cinema asiatico che non sapevo esistesse. Ero sbalordito”, dice il regista. “Questi film dell’orrore sono molto più creativi, inquietanti e reali di qualsiasi cosa abbia visto provenire dall’America. Ho iniziato a guardare tutti i film asiatici e sud-coreani su cui riuscivo a mettere le mani”. Roth cita film come Audition di Miike, Simpathy for Mr. Vengeance di Park, film più vecchi come ‘The Vanishing – La scomparsa’ (The Vanishing) di Sluizer e The Wicker Man di Hardy quali punti di riferimento importanti nello sviluppo di Hostel. Particolarmente appassionato di Miike, Roth ha scritto persino una parte per il regista culto giapponese ed è rimasto molto onorato quando Miike è volato dal Giappone a Praga per interpretare il ruolo.

Implacabilmente vivido e profondamente inquietante, Hostel conferma Roth come un regista esaltante, in bilico sul confine del moderno film dell’orrore. Come i colleghi asiatici, forza deliberatamente i confini del genere nello sforzo di individuare il terrore autentico e primitivo. “Registi come Miike e Park sono dei pionieri nel cinema da molti anni” dice Roth. “E questo è sempre stato il mio obiettivo. Credo che Hostel sarà una bella sorpresa anche per gli appassionati più fedeli del genere horror.